
"Quello che rende un fiume così riposante per chi lo guarda è che non ha dubbi", ha scritto il giornalista Hal Boyle. "È sicuro di arrivare dove sta andando, e non vuole andare in nessun altro posto". Il tuo compito per il resto del 2008, Bilancia, è fare esattamente lo stesso. Nei prossimi otto mesi avrai molte occasioni per diventare un fiume che scorre verso il suo destino, in sublime e sorprendente libertà.
(Internazionale)
Con questa immagine di Rob Brezny festeggio idealmente un anno di blog, compiuto pochi giorni fa. Con il pensiero-augurio che le parole continuino a fluire in questo spazio virtuale. Ora serene, ora sofferte, ma dritte alla meta. Mantenere i propositi, poi, sarà un altro paio di maniche... ma intanto sono qui, scriviamoci su.
Di solito i compleanni o alcune comple-date particolari mie, personali, mi fanno sprofondare nello sconforto suscitando in me il desiderio, che so, di gettarmi dalla Rupe di Leucade. O di affogare il dispiacere nostalgico del buon tempo che fu bevendo all'imbuto tutta una boccetta di Fiori di Bach, contrastando il sentimento depressivo da peter-pan al femminile. Ma stavolta è diverso, a quanto pare.
Mi sono riletta e mi rileggo poco, in genere... se poi lo faccio trovo più i difetti dei pregi della mia scrittura interiore, impulsiva e compulsiva, più le parti noiose che quelle briose... ma in 365 giorni e oltre di blog, al di là dell'estetica, abbiamo accumulato pensieri condivisi o discordanti, emozioni comuni o sconosciute, tracce di passato familiari, momenti di presente vissuto insieme e pagine di futuro ancora vergini. Insomma, un bel cammino.
Non è un caso che parli al plurale... se è vero il concetto di "opera aperta", sia essa una canzone, un romanzo o un racconto, se questi testi esistono e si animano dei contributi dell'autore in primis e poi, a seguire, di quello dei lettori/spettatori, ciò è tanto più vero - credo- nel caso di un diario pubblico. Con qualcosa, sempre e comunque, da tenere per sè.
Parenti più o meno in incognito. Amici supporter (e "sopporter"), fustigatori e ammiratori. (Palma d'oro, doverosa, al piccolo grande Puddu, sempre in prima linea). Commentatori capitati per caso e rimasti fedeli nel tempo. Altri arrivati e andati via. Altri ancora legati a misteri degli anonimi. Che poi tanto anonimi non erano. Non per me :-)
Soffiamo orbene tutti insieme su questa prima candelina, ognuno prendendosi la sua meritata fetta di torta. E tanti auguri!
...È che mi sento un po’ come se mi avessero portato via un giocattolo, o un pezzo di stoffa, o un oggetto che mi apparteneva fin dall’infanzia... che tanto non lo usavo più, ma saperlo da qualche parte, in casa, mi rassicurava... non era la cosa in sé, mi rendo conto, quanto il legame affettivo, quello con la cosa e con la persona che me l’aveva regalato... Quando il nonno mi raccontava delle sue storie da partigiano dell’Emilia, io lo stavo a sentire con due occhi così, e avrò avuto sì e no quattro-cinque anni che già mi ero innamorata. Innamorata di quel giovane che aveva imparato a nascondersi nei boschi, a riconoscere un tedesco che si mimetizzava tra cespugli e alberi, a stare attento ai rumori... quel giovane così coraggioso che aveva visto morire amici di sempre, suoi compagni, e vicini di casa che erano cresciuti con lui, ma avevano abbracciato l’opposta fazione.
Che poi io sono cresciuta, e (al di là di aver capito che l'espressione ‘uomo coraggioso’, nella realtà, molto spesso stride come un ossimoro), io su quelle vicende domandavo in casa: “ma perchè dicono che mangiavate i preti? Ma perchè dicono che mangiavate i bambini? Non eravate così bravi, allora”. E a seguire le letture, come La ragazza di Bube (che devo fa’, so’ pure legata ai film con Claudia Cardinale...) e il professore revisionista sui banchi del liceo e le porcherie che ho visto fare a chi si proclamava "compagno", andava pure a fare diffusione nelle case e poi nella sua, di casa, magari faceva mangiare la domestica in cucina. Già ad avercela, la domestica, tanto proletario della fabbrica non sei. Ma va beh, dettagli, mi si dirà. Dettagli.
Mettermi alla lavagna col gessetto e scrivere da una parte i buoni e dall’altra i cattivi non è che mi sia mai piaciuto, tra l’altro, e anche quando la maestra me lo faceva fare alle elementari, a ripensarci ora, provo disagio per quell’ingiustizia e parzialità di fondo. Perchè va bene o bianco o nero, o tutto o niente, ma il buon senso, tutto sommato, rimane ancora in un angolo della mia mente. Tutto sommato, eh.
Ecco, da due giorni va così. E io che ho sempre usato il blog come diario emozionale, due parole le voglio spendere, per il post-voto. Non mi sento delusa, perchè per esserlo si sarebbero dovute creare illusioni e aspettative precise in merito, e io, come accade in generale, cerco di non farmi né le une né le altre... ormai da tempo, poi, non mi rispecchio più negli uni, sicuramente non mi sono mai rispecchiata negli altri. Ma certo un vago senso di amarezza ce l’ho. A partire, per esempio, da quei simboli cancellati per far posto al nuovo, quando non basta cambiare logo per svecchiare teorie di fondo che non stanno più al passo coi tempi. Anacronistici volti e discorsi e comizi...
E allora dico, speriamo che i prossimi cinque anni chi di dovere dimostri di essere all’altezza del compito, per avere vinto, e di misura, sugli altri. Di meritare la fiducia degli "italianibravagente" che credono ancora in un Messia del tubo catodico, di tradurre in azioni concrete le dichiarazioni d’intenti e di sdoganare all’estero l’immagine del Belpaese ancora zavorrata a pizza-mandolino-mafia. Speriamo.
Ma ecco, permettetemi- "mi consenta" - non ci posso fare niente, se un po’ mi prende male, oltre a lasciarmi lievemente perplessa, l’idea di accendere il tiggì e vedere le Sue gag quotidiane... dalla mozzarella di bufala con il finto malore simulato alle corna mentre si é in visita negli altri Paesi. E quando non sono burle è anche peggio, vedi la celebrazione di un ergastolano condannato per mafia come eroe nazionale (ma sì, ma sì, colpa dei magistrati che si credono tutti Chuck Norris ne Il giustiziere della notte).
Che poi venerdì sera a Matrix il Super-eroe di nietzschiana memoria l’ha affermato, che è stato lui con i suoi a riportare allegria nel nostro Paese, leggerezza, ironia. Eh, sì, ci voleva proprio. Ecco, tra una cena con lui come imprenditore (e non come politico) e una con “perchè ci piace la coca-cola, ma anche la birra, ma anche l’acqua naturale, ma anche quella gasata, noi del Pd, in fondo, siamo aperti a tutto”, non avrei dubbi e accetterei la proposta del primo (a meno che nel caso del secondo non mi invitasse direttamente il “mio” Crozza, con o senza i panni del buon Walter).
Sicura che qualche risata l’imprenditore brianzolo – musicista sulle navi – campione di atletica e blablablabla- me la strapperebbe di certo, con tutte le sue storie e le sue conquiste da playboy incallito e le sue esperienze da grande manager. Ma quando è il politico a parlare, e a marpionare una precaria che parla dei problemi dei giovani (ok che anche ‘sta tipa fosse dei suoi, ma in quel momento rappresentava la mia fascia generazionale), e a rispondere che la soluzione è sposare un milionario “perchè tanto col suo sorriso può permetterselo”, a me, come donna e come precaria, non è che venga tanto da ridere, eh. Specie dopo certe giornatine che quando rientri tardi la sera ti senti rilassata come una gatta incinta isterica. Insomma: il popolo ha fame? Dategli le brioches.
Ma sì, ma sì. Solo una battuta.
Ma sì, ma sì, mea culpa. Per non avere un sorriso durbans e per non far cadere nella mia rete un magnate.
Che crei davvero i posti di lavoro, per me e i miei amici precari, cococo a vita. Che ci permetta di farci largo tra la schiera di vallette e tronisti e senzatalento che anche la sua tv commerciale ha contribuito a creare. Che lo faccia svoltare, questo Paese, diventato un gran falò delle vanità. Ben venga, dico, ben venga.
Onore al vincitore, che ha trovato ampi consensi nel popolino. Ed è questo, più che altro, il boccone amaro simil-rospo che stento a mandar giù. Perchè con ogni evidenza ci si sono specchiati, mirati e rimirati, in Lui, taaaaanti elettori. Taaaanti. Anche quegli operai e quelle famiglie e quei giovani e quegli anziani che arrancano a fine mese e che non hanno trovato risposte in chi storicamente avrebbe dovuto rappresentarli, e tutelarli, e capirli.