Chi sono

Blogger: springlyviolet
Nome: Springly
FRAMMENTI VIRTUALI DI ME. Sono e non sono. Il sole e la luna. Il giorno e la notte. Yin e Yang. Nella buona e nella cattiva sorte. DOVE PUOI TROVARMI? "Seconda stella a destra, e poi dritti fino al mattino". "Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia. Per chi la incontra e per se stessa. È la PRIMAVERA a novembre. Quando meno te l’aspetti". (JACK FOLLA) "Il VIOLETTO è un insieme di rosso e di blu, e benché sia un colore a sé stante, mantiene alcune proprietà degli altri due, in quanto composto da essi, anche se ne perde la nettezza di significato. Il violetto tenta di unificare la conquista impulsiva del rosso e la dolce sottomissione del blu, e rappresenta dunque l'identificazione. Questa identificazione è una sorta di unione mistica, una profonda intimità di sentimenti che punta ad una fusione totale tra il soggetto e l’oggetto, che fa sì che tutto quel che il soggetto pensa e desidera possa divenire una realtà. In un certo senso è l'incantesimo, il sogno realizzato, uno stato magico nel quale i desideri sono soddisfatti. La persona che preferisce il violetto vuole avere dei rapporti magici. Vuole affascinare se stessa e gli altri in quanto, benché l'identificazione sia magica, la distinzione tra soggetto ed oggetto esiste ancora. Il violetto può essere l'identificazione in quanto fusione intima, erotica o può condurre ad una comprensione intuitiva e sensibile. Ma il suo carattere irreale e fantasioso può anche portare all'incapacità di distinguere, e di qui all'esitazione, all'incertezza, fino all'irresponsabilità. Un adulto preferisce normalmente uno dei quattro colori primari (rosso, verde, blu, giallo) al violetto. La scelta di questo colore da parte dei giovanissimi dimostra che per loro il mondo è ancora un luogo magico, in cui possono ottenere tutto ciò che desiderano: stato d'animo che ha certo un suo fascino, ma che non è bene si prolunghi nell'età adulta. la scelta del violetto in quest'ultimo caso indica invece una tensione prolungata, le conseguenze di uno choc, o di situazioni difficili vissute in tutta la prima infanzia. Si tratta di soggetti che necessitano di una comprensione particolare, di un trattamento pieno di riguardo e di molto affetto. E che hanno l'esigenza di un partner nel quale identificarsi. Ma può anche trattarsi di i soggetti che vogliono essere stimati per il proprio fascino, per le proprie maniere, che vogliono farsi notare (...) (WWW.PSICODIAGNOSI.COM) “Addioâ€, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhiâ€. “L’essenziale è invisibile agli occhiâ€, ripeté il piccolo principe , per ricordarselo. “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi importanteâ€. “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…†sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…“ “Io sono responsabile della mia rosa…†ripeté il piccolo principe per ricordarselo (IL PICCOLO PRINCIPE) O CAPITANO, MIO CAPITANO "Non leggiamo e scriviamo poesie perché è divertente: leggiamo e scriviamo poesie perché apparteniamo alla razza umana; e la razza umana è piena di passione. La medicina, il diritto, l'economia e l'ingegneria sono nobili occupazioni, necessarie alla sopravvivenza; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, queste sono le cose per cui vale davvero la pena vivere. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassu. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. (L'ATTIMO FUGGENTE) "Vivere è la cosa più rara al mondo. I più esistono solamente" (OSCAR WILDE)

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lunedì, 12 maggio 2008


"Quello che rende un fiume così riposante per chi lo guarda è che non ha dubbi", ha scritto il giornalista Hal Boyle. "È sicuro di arrivare dove sta andando, e non vuole andare in nessun altro posto". Il tuo compito per il resto del 2008, Bilancia, è fare esattamente lo stesso. Nei prossimi otto mesi avrai molte occasioni per diventare un fiume che scorre verso il suo destino, in sublime e sorprendente libertà.

(Internazionale)

Con questa immagine di Rob Brezny festeggio idealmente un anno di blog, compiuto pochi giorni fa. Con il pensiero-augurio che le parole continuino a fluire in questo spazio virtuale. Ora serene, ora sofferte, ma dritte alla meta. Mantenere i propositi, poi, sarà un altro paio di maniche... ma intanto sono qui, scriviamoci su.
Di solito i compleanni o alcune comple-date particolari mie, personali, mi fanno sprofondare nello sconforto suscitando in me il desiderio, che so, di gettarmi dalla Rupe di Leucade. O di  affogare il dispiacere nostalgico del buon tempo che fu bevendo all'imbuto tutta una boccetta di Fiori di Bach, contrastando il sentimento depressivo da peter-pan al femminile.  Ma stavolta è diverso, a quanto pare.
Mi sono riletta e mi rileggo poco, in genere... se poi lo faccio trovo più i difetti dei pregi della mia scrittura interiore, impulsiva e compulsiva, più le parti noiose che quelle briose... ma in 365 giorni e oltre di blog, al di là dell'estetica, abbiamo accumulato pensieri condivisi o discordanti, emozioni comuni o sconosciute, tracce di passato familiari, momenti di presente vissuto insieme e pagine di futuro ancora vergini. Insomma, un bel cammino.
Non è un caso che parli al plurale... se è vero il concetto di "opera aperta", sia essa una canzone, un romanzo o un racconto, se questi testi esistono e si animano dei contributi dell'autore in primis e poi, a seguire, di quello dei lettori/spettatori, ciò è tanto più vero - credo- nel caso di un diario pubblico. Con qualcosa, sempre e comunque, da tenere per sè.
Parenti più o meno in incognito. Amici
supporter (e "sopporter"), fustigatori e ammiratori. (Palma d'oro, doverosa, al piccolo grande Puddu, sempre in prima linea). Commentatori capitati per caso e rimasti fedeli nel tempo. Altri arrivati e andati via. Altri ancora legati a misteri degli anonimi. Che poi tanto anonimi non erano. Non per me :-)

Soffiamo orbene tutti insieme su questa prima candelina, ognuno prendendosi la sua meritata fetta di torta. E tanti auguri!

postato da: springlyviolet alle ore 12/05/2008 14:05 | link | commenti (11)
categorie: pensieri, ricordi, saluti, oroscopo
martedì, 22 aprile 2008

It's Raining Men

Giornate di pioggia, grigio ovunque, ghisa e cemento a contrasto col verde e il rosa di qualche ramo bocciolato, in parchi pubblici piazzati tra tramvie e scuole, nel bel mezzo della metropoli.

Esco di casa con la voglia di evaporare goccia dopo goccia, che tanto quest’acqua è sicuramente inquinata da smog e quant’altro, e probabilmente è pure corrosiva. Desidero confondermi tra laghi d’asfalto e auto che sfrecciano e clacson inferociti come i conducenti, e semafori eternamente lunghi. Poi arrivo di fronte a una vetrina, e mi coglie d’un tratto l’immagine che ho di rimando:
- sagoma scura - trench scuro/stivali scuri;
- cappellino anti-pioggia calcato sulla testa per non rovinare la messa in piega casalinga dei miei amorevoli capiddi;
- ombrellino rigorosamente lilla-violet;
- sciarpa rosa confetto;

è evidente che il mio anelito d’anonimato cozza non poco con il riflesso che mi viene incontro, ricordandomi la me medesima metà vestita di “nero-lutto” e metà stile “tributo all’arcobaleno”. Alla faccia delle mezze misure, al solito. Se fuori piove, il sole lo metto addosso. La Pollyanna che è in me, persa in qualche meandro d’infanzia, ogni tanto se ne spunta con i suoi giochi della felicità, e non è che mo’ mi metta ad appendere cristalli a ogni parete a cui passo accanto, però...

Sono ancora (palesemente) scossa per la news sui Campionati mondiali di pesto, quest’anno vinti da un americano di origine coreana di San Francisco. No, dico, va bene la globalizzazione, ma già ci sono poche certezze nella vita, quelle poche non toglietemele. Che poi ho saputo, per (mia) fortuna, che il campione mondiale è sì americano, è sì coreano di origine, ma è stato addestrato ad arte da un cuoco genovese. E allora ho tirato un sospiro, io che sono cresciuta tra mortai in marmo e pestelli in legno, all’ombra della Lanterna, e quando c’è del basilico ligure intorno sembro un cane da tartufo. Ecco. Che io, il basilico fresco, lo metterei anche nella mia valigia di cartone legata con lo spago, se non appassisse nei vari trasbordi in giro per il mondo.

A proposito di cucina. Con D. ci sono state amabili dissertazioni sulle mie ricette. E siccome sa che mi piacciono le sfide, non perde occasione per darmi i suoi apprezzabilissimi suggerimenti e spunti e consigli culinari, grandissimo sprone alla creatività tra pentole e fornelli. Il tutto condito con suoi racconti di vita di improbabili viaggi di lavoro all’estero, ed entrecote ustionanti di ristoranti parigini, e sacchettoni raffazzonati con tovaglioli simil-lenzuola e ghiaccio per calmare... i bollenti spiriti? No, le dita a rischio tizzoni ardenti! Meraviglioso. La sua voce, e la risata mista a sonagli e campanellini di S., come effetti sonori di una sequenza da film, tra mura medievali in una notte magicamente stellata dopo tanta pioggia e un tappeto di luci e case, illuminate e addormentate, nel fondovalle dove voglio tornare presto. Ma presto, eh?

Altra bella serata quella con A., a vedere una sorta di rivisitazione dei Promessi Sposi ambientati negli anni Trenta-Quaranta, con Fra’ Cristoforo diventato un professore comunista e don Rodrigo e Cugino Attilio “libro e moschetto, fascista perfetto”. Un Renzo Tramaglino  abbastanza aderente all’originale, una Lucia Mondello moderna donna angelicata che all’occorrenza beve e fuma. Don Abbondio e il trionfo della vigliaccheria umana. “La Signora”, Gertrude, Monaca di Monza, altera e cinica e disillusa e traditrice, da innocente a criminale, da vittima a carnefice. E poi Lui che tanto mi affascina, l’Innominato. Un YouknowWho ante litteram, animo tormentato e inquieto ed efferato, ma alla fine redento. E per un attimo ci ho ripensato, ai tempi del liceo (una quinta ginnasio al cardiopalma, che però ora, a ricordare, mi viene da sorridere, e si dissolvono tanti fantasmi...), quando la lettura forzata e dovuta e prettamente scolastica del mattonazzo storico non me l’ha fatto apprezzare pienamente. Mi è venuta in mente anche E., all’epoca dietro di me di un banco... quando ancora dovevamo scoprirci a vicenda e prenderci mano nella mano per camminare insieme. E., ho saputo, finalmente torna ad accarezzare i tasti del pianoforte con Bach a una cerimonia dai fiori d’arancio, e sono tanto contenta anche se non potrò sentirla. Tanto contenta, sì. (Ma ricordo pure K. e i pomeriggi del sabato sempre insieme e tutti i vestiti di allora, ma proprio tutti, comprati con lei...).

Insomma piove, in questi giorni. Ma con la pioggia entrano ed escono dal cammino, come vedete, anche tante persone. E fa piacere vedere che in giro tutto sommato c’è ancora brava gente. Persone che ti incoraggiano, ti fanno ridere, ti fanno parlare, si preoccupano per te, ti strigliano se è il caso, ti fanno compagnia a colazione, ti aspettano mentre entri nel portone la sera.
E chiamatemi Pollyanna, ma è così. E mi piace dirlo, metterlo nero su bianco, o meglio, bianco su violet.... Mi piace riconoscerlo, quando è il caso. Brava gente.
postato da: springlyviolet alle ore 22/04/2008 17:54 | link | commenti (6)
categorie:
giovedì, 17 aprile 2008

"Ora è tutto più confuso"

(4’ 27’’)

Michele confessa i suoi delitti al commissario, e gli espone il suo pensiero sulla gente e sulle scarpe.

    - E quando ho visto le sue scarpe io ho capito tutto di lei: è un uomo che ha sofferto, che ha solo un paio di scarpe alla volta, che piano piano si consumano, diventano lise, perdono il colore. Quando io ho guardato le sue scarpe ho pensato: ora glielo dico subito
    - Che cosa?
    - Che sono io quello che cerca, che sono stato io
    - Ma perché, erano suoi amici, che cosa le avevano fatto?
    - Mi avevano deluso. Gli amici ti deludono, la gente normale no. A me piacciono le coppie felici, io li aiuto, li indirizzo sulla strada giusta, gli do consigli, però non li seguo più quando fanno quegli errori così stupidi. Cominciano a dirsi le bugie, poi si separano, poi ritornano a stare insieme però è troppo tardi, perché ormai sono feriti e cattivi e allora non li voglio più vedere. Una volta era più facile giudicare, come con le scarpe: c'erano solo alcuni modelli, molto caratterizzati, erano quel tipo di scarpe e basta. Ora invece tutto è più confuso, uno stile si è intrecciato a un altro, le cose non sono più nette
    - No, scusi, stavamo parlando dei suoi amici...
    - Sí, gli amici non possono comportarsi cosí, perché io mica divento amico del primo che incontro. Io decido di voler bene, scelgo; e quando scelgo è per sempre.

Il commissario chiama le guardie, che vengono a prendere Michele. Michele lo guarda.

   - Mi dispiace averle dato questo dispiacere.


(5' 55'')



postato da: springlyviolet alle ore 17/04/2008 17:53 | link | commenti (4)
categorie: citazioni, cinema, genio
mercoledì, 16 aprile 2008

Votantonio votantonio votantonio - Banana Republic

...È che mi sento un po’ come se mi avessero portato via un giocattolo, o un pezzo di stoffa, o un oggetto che mi apparteneva fin dall’infanzia... che tanto non lo usavo più, ma saperlo da qualche parte, in casa, mi rassicurava... non era la cosa in sé, mi rendo conto, quanto il legame affettivo, quello con la cosa e con la persona che me l’aveva regalato... Quando il nonno mi raccontava delle sue storie da partigiano dell’Emilia, io lo stavo a sentire con due occhi così, e avrò avuto sì e no quattro-cinque anni che già mi ero innamorata. Innamorata di quel giovane che aveva imparato a  nascondersi nei boschi, a riconoscere un tedesco che si mimetizzava tra cespugli e alberi, a stare attento ai rumori... quel giovane così coraggioso che aveva visto morire amici di sempre, suoi compagni, e vicini di casa che erano cresciuti con lui, ma avevano abbracciato l’opposta fazione.
Che poi io sono cresciuta, e (al di là di aver capito che l'espressione ‘uomo coraggioso’, nella realtà, molto spesso stride come un ossimoro), io su quelle vicende domandavo in casa: “ma perchè dicono che mangiavate i preti? Ma perchè dicono che mangiavate i bambini? Non eravate così bravi, allora”. E a seguire le letture, come La ragazza di Bube (che devo fa’, so’ pure legata ai film con Claudia Cardinale...) e il professore revisionista sui banchi del liceo e le porcherie che ho visto fare a chi si proclamava "compagno", andava pure a fare diffusione nelle case e poi nella sua, di casa, magari faceva mangiare la domestica in cucina. Già ad avercela, la domestica, tanto proletario della fabbrica non sei. Ma va beh, dettagli, mi si dirà. Dettagli.
Mettermi alla lavagna col gessetto e scrivere da una parte i buoni e dall’altra i cattivi non è che mi sia mai piaciuto, tra l’altro, e anche quando la maestra me lo faceva fare alle elementari, a ripensarci ora, provo disagio per quell’ingiustizia e parzialità  di fondo. Perchè va bene o bianco o nero, o tutto o niente, ma il buon senso, tutto sommato, rimane ancora in un angolo della mia mente. Tutto sommato, eh.

Ecco, da due giorni va così. E io che ho sempre usato il blog come diario emozionale, due parole le voglio spendere, per il post-voto. Non mi sento delusa, perchè per esserlo si sarebbero dovute creare illusioni e aspettative precise in merito, e io, come accade in generale, cerco di non farmi né le une né le altre... ormai da tempo, poi, non mi rispecchio più negli uni, sicuramente non mi sono mai rispecchiata negli altri. Ma certo un vago senso di amarezza ce l’ho. A partire, per esempio, da quei simboli cancellati per far posto al nuovo, quando non basta cambiare logo per svecchiare teorie di fondo che non stanno più al passo coi tempi. Anacronistici volti e discorsi e comizi...
E allora dico, speriamo che i prossimi cinque anni chi di dovere dimostri di essere all’altezza del compito, per avere vinto, e di misura, sugli altri. Di meritare la fiducia degli "italianibravagente" che credono ancora in un Messia del tubo catodico, di tradurre in azioni concrete le dichiarazioni d’intenti e di sdoganare all’estero l’immagine del Belpaese ancora zavorrata a pizza-mandolino-mafia. Speriamo.
Ma ecco, permettetemi- "mi consenta" -  non ci posso fare niente, se un po’ mi prende male, oltre a lasciarmi lievemente perplessa, l’idea di accendere il tiggì e vedere le Sue gag quotidiane... dalla mozzarella di bufala con il finto malore simulato alle corna mentre si é in visita negli altri Paesi. E quando non sono burle è anche peggio, vedi la celebrazione di un ergastolano condannato per mafia come eroe nazionale (ma sì, ma sì, colpa dei magistrati che si credono tutti Chuck Norris ne Il giustiziere della notte).

Che poi venerdì sera a Matrix il Super-eroe di nietzschiana memoria l’ha affermato, che è stato lui con i suoi a riportare allegria nel nostro Paese, leggerezza, ironia. Eh, sì, ci voleva proprio. Ecco, tra una cena con lui come imprenditore (e non come politico) e una con “perchè ci piace la coca-cola, ma anche la birra, ma anche l’acqua naturale, ma anche quella gasata, noi del Pd, in fondo, siamo aperti a tutto”, non avrei dubbi e accetterei la proposta del primo (a meno che nel caso del secondo non mi invitasse direttamente il “mio” Crozza, con o senza i panni del buon Walter).
Sicura che qualche risata l’imprenditore brianzolo – musicista sulle navi – campione di atletica e blablablabla- me la strapperebbe di certo, con tutte le sue storie e le sue conquiste da playboy incallito e le sue esperienze da grande manager. Ma quando è il politico a parlare, e a marpionare una precaria che parla dei problemi dei giovani (ok che anche ‘sta tipa fosse dei suoi, ma in quel momento rappresentava la mia fascia generazionale), e a rispondere che la soluzione è sposare un milionario “perchè tanto col suo sorriso può permetterselo”, a me, come donna e come precaria, non è che venga tanto da ridere, eh. Specie dopo certe giornatine che quando rientri tardi la sera ti senti rilassata come una gatta incinta isterica. Insomma: il popolo ha fame? Dategli le brioches.
Ma sì, ma sì. Solo una battuta.
Ma sì, ma sì, mea culpa. Per non avere un sorriso durbans e per non far cadere nella mia rete un magnate.

Che crei davvero i posti di lavoro, per me e i miei amici precari, cococo a vita. Che ci permetta di farci largo tra la schiera di vallette e tronisti e senzatalento che anche la sua tv commerciale ha contribuito a creare. Che lo faccia svoltare, questo Paese, diventato un gran falò delle vanità. Ben venga, dico, ben venga.
Onore al vincitore, che ha trovato ampi consensi nel popolino. Ed è questo, più che altro, il boccone amaro simil-rospo che stento a mandar giù. Perchè con ogni evidenza ci si sono specchiati, mirati e rimirati, in Lui, taaaaanti elettori. Taaaanti. Anche quegli operai e quelle famiglie e quei giovani e quegli anziani che arrancano a fine mese e che non hanno trovato risposte in chi storicamente avrebbe dovuto rappresentarli, e tutelarli, e capirli. 
venerdì, 11 aprile 2008

"La ragazza con la valigia"

la ragazza con la valigia«C’è un aspetto di te che mi incuriosisce». Premetto subito, a scanso di equivoci, che a parlare è un uomo, ma un, diciamo, un “parentamico” fidato, non il solito marpioncello da quattro soldi perditempo o un finto compagnone di balotta. Un Uomo Uomo, sposato a una mia cugina non di sangue, ma di “elezione”. Una persona che stimo. Per questo mi ha colpito il discorso che riporto sommariamente qui.
«C’è un aspetto di te che mi incuriosisce». Dicevamo. Diceva.
«Sentiamo...»
«Da una parte tu sei quella per la famiglia, la famiglia allargata, come dici tu, quella che cucina per tutti, un po’ stile Mulino Bianco...»
«Sììììììì......?...»
«Dall’altra sei anche una che ha sempre un biglietto del treno in mano, che  va in giro a destra e a manca, che non si ferma mai...»
«..?... e allora?»
«E allora sei in contraddizione con te stessa»
????
«Ma ho detto che mi piace questa cosa, solo che fa strano».
«??? Fa strano..?... ». No compriendo.
«Beh, è scoraggiante avere a che fare con una che un anno è qui, due anni dopo è di là, e poi vuole andare ancora in altri posti. Ammettilo».
??!!???

No. Io ammetto semmai un’altra cosa. Che sono un po’ “gnucca”, che i concetti me li devono spiegare un po’ come si farebbe a un bambino, con tanto di gessetto e lavagnetta incorporata, anzi no, meglio ancora con un bel pallottoliere davanti, vedi: 2+2 fa 4, perchè io a volte non ci arrivo. Davvero.
Cioè, fatemi capire perchè non possono coesistere due aspetti nella stessa persona, senza che cozzino tra loro, ma anzi. Completino. Rendano più sfaccettato. Complesso. E che a dirmelo sia uno di cui ho stima e con cui riesco a fare due discorsi che non si fermano a Roberto-cumenda del Gf-quello con le pantofole in cervo e cashmere e il colletto alla San Babila Anni Settanta, ecchecavolo, questo sì che mi fa pensare.
E allora, mi domando, vuoi vedere che forse ci vede lontano la mamma di S., quando dice: «Siamo nel 2008, ma l’uomo vuole avere ancora la donna a portata di mano, accanto al focolare, mica vi possono rincorrere in giro per il mondo». Eh, sì, ragazze mie. Quanti grilli per la testa.
Sarà. È che ho sempre creduto che muoversi, viaggiare, volersi mettere alla prova, misurarsi con i propri limiti, confrontarsi con le differenze non sia (solo) una fuga.
Lo è stata e lo è, una fuga. A volte. Ma a me piace anche chiamarla: ricerca. Lo è stato, lo sarà. E ho sempre trovato qualcosa, qualcuno, dopo le varie ricerche. Insegnamenti, esperienze, promemoria per situazioni da ripetere o evitare. Tali per cui, il giorno che poserò la valigia a terra, davvero, sarà perchè lo voglio io, davvero sarà una mia scelta fatta con convinzione, e non “tanto per”. Non perchè lo richiedano le circostanze, la contingenza, la gente intorno. Che i grilli per la testa, per me, sono altri, e ad ogni modo è meglio che saltino fuori e zompettino prima, piuttosto che spuntare dopo e provocare un’invasione di locuste. Quando i nidi sono i primi a essere assaltati. E scorazzare avanti e indietro con un trolley mica significa che abbia rimosso nell’inconscio né la famigliola del Mulino che fa la colazione tutta insieme, né la bimba della Barilla, con l’impermeabilino giallo, che rientra a casa da scuola, e prende con sè un gattino tutto intirizzito dal diluvio universale. Mamma e papà l'attendono con ansia. Che ora ditemi voi se c’era qualcosa di più commovente a quei tempi. Ecco. Non l’ho affatto rimosso, anzi.

Sarà che per me, se c’è qualcosa che non piace o non va, bisogna andarsela a cercare altrove, l’alternativa, la "buona ragione" per cui posare a terra la valigia. Sapendo prendere il buono e il brutto da ogni parte, soprattutto il buono...
Ritagli di ricordi, fogli di carta appallottolati, vecchie foto scolorite. Ma soprattutto odori e colori di mille e una stazione. L’aria salmastra e focacciosa, a Genova. Il grigio di Milano centrale, che pure la nebbia, lì, c’ha fretta. I pollini che volteggiano nella primavera di Bologna. Le voci caciare e il friccico nel core di Roma Termini. I traghetti in lontananza a Messina. L’atmosfera alla Harry Potter – binario 9 ¾ per Hogwarts, a Londra. I magici effluvi dei croissants a Parigi....

Ma va beh. Si sa che ogni famiglia ha la sua pecora nera e non mi è mai importato passare per testa calda. Anzi. È una lettera scarlatta da portare con fierezza, indosso. Ancor più che di te “mai si direbbe”. Come se la grinta fosse quantificabile in proporzione all’aggressività. Bah. Io in vita mia ho visto compiere le meglio imprese a chi non ha mai sbraitato tanto, ma poi, al momento del quagliare, ha quagliato. Senza dire ‘a’. Senza tirarsi indietro. E tutti, intorno, con le mascelle spalancate.

Ho la valigia qui, accanto a me. E sarà così anche stasera, come sempre... Parlo di quell’emozione che provo ogni volta alla bocca dello stomaco, quando sento il fischio del capotreno, e le rotaie macinare movimento. Quell’emozione, inestimabile e impalpabile, che ogni volta mi regala un sospiro, e un sorriso.